Varata nel 2016, mancano ancora 41 decreti attuativi

Applausi e brindisi, tre anni fa, all’approvazione definitiva della legge 106, la riforma del Terzo settore varata alla Camera il 27 maggio 2016. Il mondo del non profit allora festeggiò la fine di un percorso complesso e partecipato. Ma quel sì di Montecitorio è stato in realtà solo la conclusione di una tappa, l’iter parlamentare. Sì, perché per diventare pienamente operativa, la legge ha ancora bisogno di ben 41 decreti attuativi, tra decreti della presidenza del consiglio dei ministri, decreti ministeriali, decreti interministeriali, linee guida. Al momento ne sono  stati approvati solo 9. Altri 4 sono in dirittura d’arrivo e attendono la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Le aree di intervento

Quattro le aree su cui è intervenuta la riforma voluta dal governo Renzi: Codice del Terzo settore, Impresa sociale, Cinque per mille e Servizio civile universale. Vediamo qual è lo stato dell’arte. Il Codice del Terzo settore ha bisogno di ben 24 decreti. Al momento ne sono stati adottati 7. Altri 4 sarebbero solo in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Altri due sono in uno stadio abbastanza avanzato di realizzazione. Si tratta del decreto sui “criteri e limiti delle attività diverse”, quelle permesse agli enti per l’autofinanziamento, assieme alle “linee guida sulla redazione del bilancio sociale”. Entrambi sono già stati esaminati dalla “cabina di regia” prevista dalla riforma presso la Presidenza del consiglio, che li ha vagliati e approvati. Manca solo un ultimo passaggio formale alla Corte dei Conti, per poi avviarsi alla pubblicazione in Gazzetta. Poi c’è il capitolo, altrettanto importante e complesso, dedicato all’Impresa sociale. Richiede 12 decreti ma quelli approvati sono solo 2, e riguardano i documenti da presentare al registro delle imprese per garantire la trasparenza del settore. Altri due – le linee guida per la realizzazione dei bilanci sociali- sono in attesa della pubblicazione in Gazzetta. In fase di discussone ce n’è un altro, quello sul “coinvolgimento di lavoratori, utenti e altri soggetti” nell’impresa sociale. Una bozza è passata un mese nel Cosiglio nazionale del terzo settore, organismo consultivo previsto dlla riforma. Ma nulla di più. Altro capitolo importante della riforma è quella sul Cinque per mille, la quota dell’Irpef che i contribuenti possono destinare a enti di ricerca scientifica o associazionismo. Serve un solo decreto, ancora in fase di elaborazione iniziale, tanto che non è nemmeno passato per un parere consultivo nel Consiglio nazionale del Terzo settore.

«Decreto quasi pronto»
Nei giorni scorsi il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, assicurava che il decreto sarebbe “quasi pronto”, anche se nessuno ne ha mai vista una bozza. «Sicuramente il Dpcm non arriverà in tempo per quest’anno fiscale – dicono gli addetti ai lavori del Forum del Terzo settore – e che arrivi ora o a ottobre comunque riguarderà il prossimo anno». Il decreto deve affrontare due temi. Il primo riguarda la regolamentazione della divisione delle quote: teoricamente ora andrebbe assegnata all’associazione indicata anche una singola quota da 12 euro, ma sembra evidente che i costi amministraivi e burocratici renderebbero l’atto inutile e dispendioso. Si dovrà decidere quindi di quanto alzare la soglia minima. La galassia dei potenziali destinatari è pulviscolare: sono circa 3mila gli enti che dovrebbero ricevere quote sotto i 100 euro, e circa mille sotto i 250. L’altro tema delicato è il criterio di suddivisione del cosiddetto “inoptato”. Nella dichiarazione dei redditi il contribuente mette la firma in una delle quattro macro-aree: volontariato, ricerca scientifica, ricerca medica, comuni. Ma non sempre specifica l’ente o l’associazione. Va quindi individuato un criterio compensativo, per assegnare un po’ di più dell’inoptato ai piccoli enti che hanno ricevuto meno.

Servizio civile
 Per quanto riguarda il capitolo del Servizio civile universale, gli addetti ai lavori assicurano che non c’è  notizia ancora dei quattro Dpcm necessari. In ballo c’è la programmazione degli enti, che la riforma finalmente permette su base triennale, per progetti organici di più ampio respiro. E poi la nomina dei componenti della Consulta nazionale per il servizio civile, l’organizzazione e il funzionamento.

Luca Liverani, Avvenire, domenica 5 maggio 2019

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