“Cambio rotta”: il Terzo settore consegna al Governo un nuovo modello per lavorare con i minori autori di reato

16 Aprile 2026

di Ilaria Dioguardi

Tremila minorenni coinvolti, 370 enti di Terzo settore in campo, 14,5 milioni di euro: dai progetti finanziati dal bando “Cambio rotta” emergono indicazioni importanti per disegnare percorsi inclusivi per i minorenni autori di reato.

I protagonisti hanno consegnato ad Antonio Sangermano, capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, un documento con gli orientamenti di policy. Il presidente di Con i Bambini, Marco Rossi-Doria: «Mettiamo al centro i ragazzi e le loro potenzialità. La co-progettazione tra pubblico e privato sociale, l’approccio multidisciplinare e il coinvolgimento delle comunità educanti sono elementi decisivi per contrastare la recidiva e offrire nuove opportunità»

Un investimento di 14,5 milioni di euro, 370 enti del Terzo settore coinvolti insieme agli Uffici di servizio sociale per i minorenni-Ussm e i servizi sociali territoriali, un coinvolgimento di oltre 3mila minorenni. Sono alcuni dei risultati del bando “Cambio rotta” promosso da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. Durante l’incontro “Cambio rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile”, che si è svolto a Roma presso la Biblioteca nazionale centrale, è stato presentato e consegnato ad Antonio Sangermano, capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, il documento con gli orientamenti di policy per i minorenni e le minorenni autori di reato frutto delle esperienze realizzate dai 17 progetti finanziati con il bando “Cambio rotta”.

Un percorso di partecipazione

Il documento presentato è l’esito di un percorso di partecipazione rivolto agli enti di Terzo settore dei partenariati dei progetti che, tramite comunità di pratiche e laboratori di scrittura condivisa, ha enucleato le sfide che la giustizia minorile ha davanti e le modalità per affrontarle attraverso le pratiche sperimentate, come la definizione di protocolli operativi territoriali fondati sulla multi-professionalità, la collaborazione tra enti del Terzo settore e Ussm, la sperimentazione di modelli educativi innovativi che spaziano dalla musica al teatro, dalla scrittura all’arte, fino a esperienze in natura, attività agricole, percorsi residenziali, cammini e progetti di rigenerazione urbana e lo sviluppo di azioni dedicate alle famiglie, sebbene con persistenti difficoltà di coinvolgimento, soprattutto nelle attività di gruppo.

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