Per metafora si potrebbe dire “la macchina da presa ad altezza di bambino” per questo film che è un ritratto delicatissimo, tanto commovente quanto umoristico, dell’infanzia, e ne segue tutti gli stadi, fino alla soglia dell’adolescenza (il primo bacio).
Ha un minimo comun denominatore: la vita segreta dei bambini, che nessuno penetra. Inutile ricordare che Truffaut è stato un regista, attento e partecipe, dell’infanzia fin dal suo esordio con I quattrocento colpi. Nel suo film è l’autonomia dei bambini a tenere il posto centrale (del resto, il titolo originale del film, L’Argent de poche, è più esplicito di quello poetico italiano: sono i soldi in tasca).
Ci sono adulti umani e gentili, ci sono adulti distanti e stupidi, ma i bambini sono su un terreno tutto loro – che la società non raggiunge (come per gli anziani, del resto). È una società che si comunica e si muove “in orizzontale”, negli stadi di età adulta lavorativa, escludendo (magari in modo gentile!) le fasce d’età inferiore e superiore.
Non è un film senza storia ma un film corale nel quale la storia si dilata, si frammenta, diventa impalpabile, e poi riemerge, a formare un quadro collettivo. Truffaut ci mostra con eleganza e sense of humour anche un aspetto spesso trattato con imbarazzo, l’interesse dei bambini verso la sessualità. Con il mondo dei grandi che passa sopra le loro teste, hanno le loro strategie di sopravvivenza: ognuno trova la sua soluzione: “hanno un angelo custode e la pelle dura”.
Truffaut rifiuta qui esplicitamente di mostrare la crudeltà dei bambini, ma non ignora la crudeltà sui bambini: vedi il personaggio di Julien, il bambino abusato che vive in una baracca. Da notare qui il pudore della regia: in una scena, un apparecchio radiografico nasconde i lividi che lui cercava di tenere segreti: l’importante è che li vedano i personaggi, per divenirne consci, non gli spettatori. Ma l’inquadratura sul suo viso basta a mostrare.
Il film sembra, vista la sua immediatezza della realtà, largamente documentaristico, ma in realtà è abilissima messa in scena. Truffaut ha mantenuto quasi sempre i nomi dei suoi piccoli attori, seguendoli da vicino. E a volte cercavano di ampliare la propria parte – così, potremmo parlare di “spazi rubati” per parafrasare (si intitola Baci rubati) un altro suo film.
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Frasi e Citazioni
«I bambini sono resistenti: sbattono dappertutto, contro la vita, ma hanno un angelo custode. E poi hanno la pelle dura.»
(Lydia Richet, interpretata da Virginie Thévenet)
Curiosità
La caduta da un piano alto dell’edificio del piccolo Gregory, che non si fa niente – va peggio alla madre per la paura – fu considerata irrealistica da alcuni critici per questa felice conclusione. Non sapevano che era tratta da un fatto di cronaca.
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