la parabola discendente di un uomo già condannato da una società arrivista e in continuo cambiamento.
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Ti Consiglio Un Film La rubrica del CSVFVG Cinema e Terzo Settore
Un uomo, William Foster detto D-Fens (Michael Douglas), nel caos del traffico di Los Angeles. L’aria condizionata è guasta. Lui va fuori di testa (Falling Down, “andando a pezzi”, è il titolo originale), abbandona la macchina e se ne va a piedi.
Aperto da un bellissimo sguardo soggettivo che imposta in senso di minaccia l’inizio del film (dettagli stretti, inquadrature gelide, uso particolare del rumore), “Un giorno di ordinaria follia” presenta il percorso di D-Fens (suona come defense, difesa) come una scia di sangue che nasce da provocazioni vere o presunte, dalle quali lui esce ogni volta con un’arma in più, una sorta di bottino di guerra. È una parabola sulla frustrazione – e sulla necessità di controllarla: anche la stazione di polizia è descritta come un accumulo di frustrazioni, ma il contraltare di D-Fens nel film, Prendergast (Robert Duvall) non abbandona la saggezza.
In realtà Michael Douglas nel film è “deranged” (è una minaccia per moglie e figlia) già da prima della sua esplosione. Ciò serve sul piano del racconto, ma la ragione principale è esterna al racconto stesso: è per attenuarne l’effetto di shock e incredulità (oggi purtroppo non sarebbe più necessario: in questo senso il film di Schumacher era più anticipatore di quanto pensasse). Mostrare D-Fens che si scaglia in modo pazzo contro un negoziante coreano e solo dopo mostrarlo che si difende contro i teppisti (sul che, tutto il pubblico approva) serve al film a connotare il protagonista in senso di irrazionale pericolosità, evitando di trasformarlo in un giustiziere.
C’è un aspetto satirico: quando D-Fens difende il diritto di parola o quando protesta sull’hamburger, comparandolo con la fotografia, per un attimo sembra veramente James Stewart. Perché Un giorno di ordinaria follia è La vita è meravigliosa – altro film sulla frustrazione! – a rovescio: il protagonista nel suo (malintenzionato) viaggio verso casa è la versione pervertita e sanguinosa di un personaggio di Frank Capra, ovvero, è la deformazione della figura del little man, il “piccolo uomo” di Capra che protegge i suoi valori. Valori che nell’America di fine millennio sono andati in fumo.
Di Giorgio Placereani (note sull’autore)
📺 DOVE TROVARLO:
In streaming su Prime Video, Rakuten, Google Play, Apple Itunes, DVD e Blu-Ray nelle mediateche
Citazioni
“Ho superato il punto di non ritorno. Sai qual è? È il punto in cui, in un viaggio, è più conveniente proseguire che tornare indietro”.
Curiosità
Alla sua uscita, il film non fu distribuito in Corea del Sud, in seguito all’ondata di proteste sollevata dai coreani negli Usa a causa della figura del negoziante coreano, percepito come una caratterizzazione di persona avida e indisponente.
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