Nel 1986 uscì nei cinema di tutto il mondo un film destinato a lasciare un segno indelebile nella memoria di milioni di spettatori: Stand by me – Ricordo di un’estate, tratto dal racconto “The Body” di Stephen King, all’interno del libro “Stagioni diverse”.
La storia ci trasporta nel 1960 a Castel Rock, una tranquilla cittadina di provincia dell’ Oregon. Quattro tredicenni, Gordie, Chris, Teddy Duchamp e Vern Tessio, trascorrono le giornate estive nel loro nascondiglio segreto, una casa sull’albero, in cui condividono momenti di complicità e ribellione adolescenziale tra giochi a carte, prime sigarette e riviste per adulti.
A cambiare il corso di quell’estate è la notizia della scomparsa di Ray Brower, un loro coetaneo. Quando Vern scopre casualmente che il ragazzo potrebbe essere morto e che il suo corpo si trova nei boschi fuori città, i quattro decidono di partire alla sua ricerca. All’inizio li muove soprattutto il desiderio di diventare degli eroi, di conquistare per una volta l’attenzione degli adulti e della comunità. Ma quello che sembra un’avventura diventa presto qualcosa di molto più profondo.
Il viaggio attraverso il bosco è, prima di tutto, un viaggio dentro se stessi. I ragazzi si trovano ad affrontare ostacoli concreti – il fiume, il treno, le sanguisughe, la notte, i bulli – ma soprattutto le paure e le ferite che si portano dietro. Dietro la loro spavalderia adolescenziale si nascondono storie familiari segnate dall’assenza, dalla violenza, dall’incomprensione e dal lutto.
È soprattutto l’amicizia a diventare la vera protagonista del film. I quattro sono molto diversi tra loro, litigano, si sfidano, hanno paura e a volte vorrebbero tornare indietro. Eppure, proprio nel momento in cui si allontanano dalle certezze conosciute, imparano a sostenersi a vicenda. Il viaggio li porta così a comprendere che crescere significa anche scoprire la fragilità degli altri e imparare a fare i conti con la propria.
Quando finalmente trovano il corpo di Ray Brower, l’avventura perde definitivamente ogni traccia di gioco. Di fronte alla morte, i quattro ragazzi si trovano improvvisamente davanti a una verità che appartiene già al mondo degli adulti. È il momento in cui l’innocenza comincia a incrinarsi e il viaggio assume il significato di un vero e proprio rito di passaggio.
Ed è forse proprio qui che Stand by Me trova la sua forza più autentica: nel raccontare quel momento sospeso in cui l’infanzia sta per finire, ma non è ancora del tutto finita. Perché tutti, almeno una volta, abbiamo avuto un’estate che sembrava non dover finire mai e un’amicizia che, allora, ci sembrava potesse durare per sempre.
Disponibilità
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Frasi Celebri
Gordie adulto : “Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?”
Curiosità
Dopo che il regista Rob Reiner ha proiettato il film per Stephen King, ha notato che King era visibilmente scosso e non parlava. Ha lasciato la stanza e al suo ritorno ha detto a Reiner che il film era il miglior adattamento del suo lavoro che avesse mai visto. King spesso non apprezza le trasposizioni cinematografiche dei propri scritti ma non perde mai occasione per tessere le lodi di Stand By Me.
La scena delle sanguisughe che vede coinvolto Gordie Lachance/Will Wheaton è una vera esperienza vissuta da Stephen King quando era bambino.
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Fonti: il cineocchio.it, cinema.everyeye.it



